venerdì 30 settembre 2016

Segnalazione: L'imperatrice del deserto di Anne Lise Marstrand-Jørgensen


Anne Lise Marstrand-Jørgensen
Sonzogno

«Anne Lise Marstrand-Jørgensen ha una straordinaria capacità di creare personaggi vividi e intensi, indipendentemente dalle epoche e dai luoghi in cui li colloca». 
DANISH LITERARY MAGAZINE
Trama

Makeda. Il suo nome riecheggia nel Corno d’Africa e colma i deserti a sud della penisola arabica; la sua fama annulla le distanze battute dalle carovane e giunge al regno d’Israele. È la misteriosa e potente regina di Saba, ma prima di diventarlo Makeda è una ragazzina temeraria, insofferente alle tradizioni del villaggio e incurante dei rischi della caccia solitaria e di un estenuante viaggio alla ricerca del padre. Divenuta donna, la sete di conoscenza e l’ambizione politica la spingeranno fino a Gerusalemme, nella raffinata corte di Salomone e nel suo insidioso gineceo di mogli e concubine. Sovrano giusto e uomo percorso dal dubbio, cresciuto all’ombra del padre Davide e nella protezione della madre Betsabea, il re d’Israele subisce il fascino di Makeda, mentre lei è trattenuta dal timore di perdere la sua indipendenza e di tradire le sue origini. Sono entrambi potenti e desiderosi di accrescere la propria autorità, ma hanno personalità opposte, diversi sono i popoli su cui regnano e le rispettive religioni. Eppure, la possibilità di un futuro per il regno di Saba si cela proprio nella loro appassionata vicenda. Romanzo storico e di formazione allo stesso tempo, in cui la vastità dei deserti si fonde con l’intimità dei palazzi reali e le spedizioni avventurose si alternano all’indagine nelle profondità dell’animo umano, L’imperatrice del deserto nasce dai racconti della Bibbia, del Corano e del Kebra Nagast, l’antico libro della sapienza etiope, per restituirci la meraviglia e il mistero di una narrazione epica senza tempo.

Anne Lise Marstrand-Jørgensen, nata in Danimarca nel 1971, è autrice di romanzi e raccolte di poesie. Con Sonzogno ha pubblicato la biografia romanzata di Ildegarda di Bingen in due volumi, La guaritrice (2011) e La sognatrice (2012), che le hanno valso il prestigioso premio letterario scandinavo Weekendavisen, e nel 2013 La doppia vita dei coniugi Horn.

Segnalazione: Jason di Laurell K. Hamilton


Jason
Laurell K. Hamilton
Nord

Trama
«Credevo di conoscere ogni creatura della notte. Quanto mi sbagliavo…»
Anita Blake

Per Anita Blake, niente è più importante della famiglia che si è faticosamente costruita nel corso degli anni: per quanto eccentrica e fuori dagli schemi, è cementata da forti legami di affetto e lealtà. Perciò, quando il migliore amico di Nathaniel, Jason, si presenta alla porta della Sterminatrice con un delicato problema personale, lei accetta di buon grado di aiutarlo. In fondo, si tratta solo di trascorrere un po' di tempo con lui e con la sua nuova fidanzata, J.J. Nessuno più di Anita comprende le difficoltà di un rapporto con una creatura delle tenebre, e J.J. ha bisogno di qualcuno che la rassicuri e che le insegni a gestire la doppia natura di Jason, che è sia lupo mannaro sia pomme de sang di Jean-Claude. Eppure Anita scoprirà troppo tardi che quel semplice favore potrebbe cambiare per sempre la vita delle persone che lei ama…

I romanzi di Laurell K. Hamilton sono un fenomeno di culto da 450mila copie vendute in Italia.

Le avventure di Anita Blake
Nodo di sangue
Resti mortali
Il circo dei dannati
Luna nera
Polvere alla polvere
Il ballo della morte
Dono di cenere
Blue Moon
Butterfly
Narcissus
Cerulean Sins
Incubus Dreams
Micah
Death Dance
Harlequin
Blood Noir
Skin Trade
Flirt
Bullet
Hit List
Kiss the Dead
Affliction
Jason

giovedì 29 settembre 2016

San Gabriele di Federico Garcia Lorca


A Don Agustin Viñuales

Un bel ragazzo di giunco,
vita snella, larghe spalle,
pelle di notturna mela,
bocca triste e occhi grandi,
fibra d'argento rovente,
va per le deserte strade.
Le sue scarpe di vernice
rompono il vento di dalie,
con i due ritmi che cantano
brevi lutti celestiali.
Nessuna palma gli è pari
lungo la riva del mare,
né sovrano incoronato
né sole o stella vagante.
Quando la testa reclina
sopra il suo petto di diaspro,
la notte cerca pianure
perché vuole inginocchiarsi.
Chitarre suonano sole
per San Gabriele Arcangelo,
domatore di colombe
e antagonista dei salici.
San Gabriele: il bimbo piange
dentro il ventre della madre.
Non scordare che i gitani
ti hanno regalato l'abito.
il bimbo canta nel seno
di Anunciacion sbalordita.
Tre chicche, mandorle verdi,
tremano nella vocina.
San Gabriele ormai nell'aria
con una scala saliva.
E le stelle della notte
divennero semprevivi.

venerdì 23 settembre 2016

Le regole del tè e dell'amore di Roberta Marasco

«Il tè aveva sempre il potere di far scomparire la solitudine». [fonte foto: @ramonagran]

Quando un libro ha dentro tanti, tantissimi sentimenti ed emozioni, è sempre un libro o diventa un amico che ci racconta la sua vita?

Io ho avuto questa sensazione leggendo "Le regole del tè e dell'amore" [Tre60] di Roberta Marasco e sono rimasta un bel po' ad accarezzarne la copertina, come si fa con una guancia che, alla fine, si è piegata in un sorriso felice.

Una storia, questa narrata da Roberta, che mi è diventata amica e che ogni volta mi sussurra cose diverse. Un po' come i tè fanno con Elisa, che ogni volta le svelano una sfumatura delle persone che la circondano e di se stessa.
Ora che sua zia è morta, Elisa si ritrova la casa piena di scatoloni che contengono gran parte della vita della zia, ma anche della mamma e la sua quando viveva ancora con loro.
Mentre tira fuori le preziose tazze di sua madre, Elisa rivive le emozioni che quella donna distante e controllata ispirava nella bambina che era stata. Ritorna prepotente la sensazione di essere allontanata con un lieve ma invalicabile velo di freddezza dal calore materno che non dovrebbe avere limiti. 
E invece Daria sembrava avere tanti limiti nel mostrare il suo amore per quell'unica figlia, cresciuta tra tazze di tè e misteriosi silenzi: a tanti anni di distanza Elisa sente ancora il disagio che provava sotto l'imperscrutabile sguardo materno.
Solo il tè - che Daria serve nella lussuoso ristorante dove lavora - lascia trasparire quello che la donna prova. Ed è così che Elisa scopre che c'è stato un tempo in cui sua madre era felice e serena.


Una scatola di tè, trovata tra le cose della zia, porta Elisa a Roccamori, un borgo difficile da raggiungere ma con una poesia che pochi sono in grado di cogliere. La ragazza nota subito che qualcosa sembra spento in quel paesino, e tutti la guardano in modo strano.
Elisa è arrivata perché cerca il misterioso tè che sua madre le ha permesso di assaggiare un'unica volta nella vita e che lei sospetta essere prodotto proprio a Roccamori.
«La via indicata dal tè è sempre quella giusta» le dice una persona speciale ed Elisa sa, sente che è così e non si sbaglia.

[fonte foto: @ramonagran]

Roberta Marasco riscrive la magia che già apparteneva a "Le regole degli amori imperfetti" e, se possibile, la rende ancora più ammaliante. Sì, perché quando vi lascerete avvolgere dall'aroma dei tanti tè di Elisa e Daria, vi sentirete come presi in una rete di incanto a cui, alla fine, sarà difficile rinunciare.
La scrittura di Roberta accarezza il lettore con la dolcezza e, allo stesso tempo, la determinazione di un'autrice dalla personalità forte: i personaggi diventano persone e la voce della loro creatrice ne racconta la vita come fosse quella di amici in carne ed ossa.
Ho già avuto modo di dire che lo stile di Roberta dà dipendenza e "Le regole del tè e dell'amore" conferma la sottile nostalgia che all'ultima pagina ho provato per tutte le atmosfere e le suggestioni regalatemi dalla lettura. 
Fortunatamente posso rileggerlo ancora. E ancora.

Elisa sapeva che poteva sembrare assurdo, o un po' esagerato, e non sarebbe mai riuscita a spiegare alle amiche quanto la facesse sentire al sicuro sapere che ogni cosa era al suo posto. Era come infilare un maglione caldo, leggere la sua storia preferita, assaggiare una delle torte della zia. Era il suo modo per credere che sarebbe andato tutto bene.

lunedì 19 settembre 2016

La fine è un nuovo inizio

Lì dove il mare luccica... [fonte foto: @ramonagran. all rights reserved]

Nell'aria quell'odore di fiore e frutta, e nella brezza il salato del mare.
Le pietre, le stesse da trenta, cinquanta, cento, mille anni.
Il fuoco, dal mare e dalla terra, dal sangue nelle vene e no, il sangue non è acqua e mai lo sarà.

Maccarun, na grattat de scorza e luna
Poi nu fil de pummarola
Na' vrancata de raggio e sole
e na nenna pe' sunnà.*

Le notti torresi [fonte foto: @vinsagram. all rights reserved]

Quelle sere sempre diverse e mai uguali, di stelle che non vogliono cadere e che assicurano che anche così i nostri desideri saranno esauditi.
Sentirsi invincibili e immortali come solo l'amore può rendere.
E tenersi per mano.

Mandarino, e nu' munno addò si 'a regina
Na' capanna fra cielo e mare
a rò tutto o' male scumpare
e a tristezza se ne va.*

Ramona Granato 2016. All rights reserved.

Le favole antiche e quelle moderne.
Le storie di ieri che poi sono sempre un po' storie di oggi e di sempre.
Mille e più ricordi che non sbiadiranno mai.
E nel cuore resterà quella luce e quegli odori, il sole della domenica che si infrange sulle pietre del terrazzo e fa profumare di più quel cespuglio di basilico che è lì da quando si può ricordare.
Non c'è domani senza quel ieri.

E sagliarranne 'a mare, piovre e piscicane
ricchine fatte d'oro cunchiglie pe' cullana
e diciarranne "Omaggi a vuje oj signurina bella
ca tenite ‘e schiocche rosse comme ‘e ‘cceraselle".*

La fine ha un nuovo inizio.
La gioia ha una festa più luminosa.
I gioielli più preziosi sono incastonati nel mio petto.




*Testi delle canzoni di Tommaso Primo dall'album "Fate, sirene e samurai".

venerdì 9 settembre 2016

A galla di Alessandro Toso


In Italia non si può parlare di lavoro, se non si parla di crisi.
Non si può parlare di famiglia, se non si parla di crisi.
In Italia non si può parlare di vita, se non si parla di crisi.

L'unico argomento che non manca mai nei discorsi - istituzionali e da bar - è la crisi che, a ben guardare, ha il permesso di comparire come scusa e come giustificazione dappertutto, annullando di fatto qualsiasi altra cosa.

Come si vive in tempo di crisi?
Ci si tiene a galla, ma, alla fine, non è sicuro che si stia vivendo davvero.
I personaggi del romanzo di Alessandro Toso "A galla", edito da Scrittura & Scritture, galleggiano nel mare immenso della crisi, cercando di tenere a galla loro stessi, le famiglie, la società che li ospita e tutti quelli che stanno attorno.

Renato Pappalardi è il titolare della Technobitum, un'azienda veneta che, nonostante la crisi, resta a galla. Così sembra, almeno. Renato è uno squalo e, sebbene cerchi di nasconderlo dietro alla cortesia e ad un sorriso da venditore nato, si vede, si sente. Lui è sicuro che resterà sempre a galla.
Gianluca Meneghin è il direttore commerciale dell'azienda, nato e cresciuto a Castello d'Arquà dove ha messo su famiglia. È troppo intelligente per non rendersi conto che qualcosa, nel quadro idilliaco dipinto da Pappalardi, non funziona. Non vuole credere che non possa continuare a stare a galla.
Franchino Garritano è un operaio della Technobitum. È forte quanto può essere forte l'onestà e il lavoro che manda avanti la famiglia e la vita. Rimanere a galla è la sua sola possibilità.

"A galla" è un romanzo corale, in quanto tra le sue pagine trovano spazio tutte le voci di una società che cerca di sopravvivere agli imprevisti della crisi.
Pappalardi, Meneghin e Garritano sono le chiavi di una cassaforte che custodisce la sopravvivenza non solo dell'azienda ma di tutte le persone che ci lavorano. Ognuno ha il suo ruolo e ognuno ha la soluzione per sovrastare le onde dell'immenso crollo finanziario che ha investito la nostra nazione e che ha toccato tutti, anche quelle realtà che si illudono di esserne immuni.

Gli uomini di "A galla" cercano di non far affondare la barca ma sono le donne, con qualche colpo al timone, a decidere di non subire passivamente gli eventi: la moglie di Pappalardi, Ginevra, e la figlia, Giulia, mettono il loro zampino affinché gli eventi precipitino; la moglie di Franchino, col suo muto supporto, appoggia ogni decisione di suo marito e lo rende ancora più forte e deciso.

Alessandro Toso firma un romanzo in cui la scrittura detta perfettamente il ritmo delle situazioni descritte, dalla calma noia di Ginevra al frenetico precipitare degli eventi, in un crescendo che conduce al climax da brivido.
Alla fine, al lettore resta una profonda e dolorosa riflessione sui valori della società moderna che, al di là dei cliché, annegano e toccano il fondo senza avere la forza di risalire.

Leggete "A galla" se avete voglia di conoscere il volto stanco che sta dietro le quinte delle notizie di cronaca sulla tanto discussa crisi.
Perché, sarà pure vero che non si può parlare di lavoro in Italia se non si parla di crisi, ma è altrettanto vero che non si può parlare di crisi se non si parla di uomini, donne e famiglie che lottano e soffrono. Per rimanere a galla, sì. A galla.
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