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Adesso altre pecore di Enrico Careri


Molte volte mi capita di incontrare qualcuno che mi sembra di aver conosciuto chissà dove.

[lasciamo stare che a volte veramente è così perché, quando scrivevo per diversi giornali, conoscevo praticamente tutti, ma ricordare è un'altra cosa...].

I déjà-vu sono all'ordine del giorno, anche se non ce ne rendiamo. Il motivo, però, resta sconosciuto.
O meglio, sconosciuto ai più, perché c'è qualcuno, come il protagonista del libro di Enrico Careri "Adesso altre pecore" [Ad est dell'equatore], che il motivo lo conosce e bene, anche.

Tutto quello che crediamo di aver già visto e vissuto, in realtà lo abbiamo davvero già visto e vissuto perché appartiene alla memoria della nostra anima, che si arricchisce dal passaggio da un corpo a un altro.
Secoli di filosofia nulla possono in confronto al racconto del protagonista - senza nome e con un'anima migrante molto forte - di questo romanzo che ha un nome e, anche lui, un'anima dalle mutevoli sfaccettature.

"Adesso altre pecore" è il primo romanzo di Enrico Careri che è professore di musicologia all'Università di Napoli Federico II e, quando dice che "il 3 più 2 ha ucciso l'università italiana. Non che il vecchio ordinamento fosse rose e fiori, ma almeno era qualcosa, adesso [...] è molto più utile nutrire le oche al laghetto" mi viene da pensare che parli con vera cognizione di causa.

La storia ha in sé altre storie e nel libro è divertente scoprire un altro libro che procede di pari passo con i capitoli che man mano ci si trova sotto gli occhi. E poi c'è un "babbo" che altri non è se non Careri che, nel racconto dei personaggi così come si legge anche nella biografia, ha scritto molti altri libri solo che questo è il primo che pubblica.
Che cos'è la realtà? È quello che si vede? Oppure quello che si ricorda? Immaginiamo che sia ciò che si ricorda e non solo che si vede o si tocca, in modo da averne un'idea larga e moderna. [...] Allora, mi chiedo, che differenza c'è tra il ricordo di tuo nonno, quello di Ivrea, e del giovane nobiluomo milanese Fabrizio del Dongo inventato da Stendhal? Secondo me nessuna, eppure il primo è esistito sul serio, l'altro no. [...] Quindi cos'è davvero il reale, ciò che si tocca e si vede o anche ciò che diventa ricorso e sogno?
"Adesso altre pecore" è un romanzo che tratta l'anima con una tale leggerezza e giocosità che la fa sembrare una cosa tangibile che, infilando la mano in tasca, possiamo trovare lì, bella pronta ad essere guardata più da vicino. 
Merito soprattutto della scrittura di Careri che, sebbene in alcuni tratti non riesca a trattenere la sua vasta formazione - con citazioni dettagliate di elementi che, altrimenti, passerebbero sott'occhio al lettore come dettagli di sfondo -, riesce ad imprimere quel sorriso divertito non solo sui volti dei personaggi, ma anche dei lettori.
A questo punto, io aspetto di leggere anche "Olmo montano" il libro di cui spesso i personaggi parlano e che, sono sicura, Careri ha lì sulla scrivania. 
Il paradosso per lui che, nel libro, afferma "nulla, leggo poco, i libri mi fanno male, provocano pensieri, gli incubi, l'infelicità" sarà proprio quello di essere letto e riletto.


Questo libro arriva nella mia libreria dopo un lungo periodo di lontananza (immotivato) da questa casa editrice che, appena qualche mese dopo la nascita, andai ad intervistare per il sito per cui scrivevo allora, nella loro sede di quel tempo, che si trovava in un deposito/capannone che divideva gli spazi con del materiale tessile (credo). Ci arrivai con la mia 500 bianca seguendo la vespa di Ciro o Marco Marino che, gentilissimo, sopportò stoicamente tutte le mie domande e mi fece dono di un piccolo tesoro: i libri freschi freschi di stampa di autori come Gianfranco Marziano, Angelo Petrella e un Maurizio de Giovanni allora esordiente (o quasi).
Nel corso del tempo, ho sempre conservato quell'esperienza come una di quelle cose inaspettate che ti fanno scoprire libri degni di essere conservati [e infatti sono ancora là].
Ora li rileggerò anche alla luce di questo testo che riconferma l'idea che già allora mi ero fatta: cioè che le gemme, a volte, sanno nascondersi davvero bene...

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