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Visualizzazione dei post da Maggio, 2014

Quanto sono tristi gli scrittori tristi...

Sarà che è periodo di premi letterari, sarà che bene o male bazzico sempre negli stessi ambienti - dentro e fuori la rete - ma sto vedendo un sacco di scrittori. Tristi.
Li vedo alle presentazioni dei loro libri e hanno quella faccia di chi è lì per caso e, per di più, venendo, ha calpestato una merda.
Li vedo alle presentazioni dei libri degli altri scrittori (tristi a loro volta) mentre esibiscono quell'espressione di stitichezza intellettuale, che è un misto di invidia e risentimento e dolore provocato dal dover annuire di fronte a quella che ritengono la più grande cagata che sia mai stata scritta [non l'hanno scritta loro, come potrebbe essere altrimenti, mon Dieu!].
Li vedo ai premi, quei premi che tutti vorrebbero avere - quanto meno da esporre sulla credenza dei piatti buoni -, e loro se ne stanno là, mogi mogi pure quando chiamano il loro nome e vanno davanti al microfono e il presentatore è di gran lunga più eccitato di loro, quasi come se lo avesse scritto lui, que…

Vacanze da Tiffany di Francesca Baldacci

Ecco perché mi piace venire da Tiffany: per l'atmosfera tranquilla e serena che si respira, non per i gioielli. Sinceramente a me non piacciono i gioielli, ma solo i diamanti. Audrey Hepburn/Holly Golightly in Colazione da Tiffany L'atmosfera tranquilla e serena perfetta per una vacanza, non credete?
Soprattutto se, come Angela, la protagonista di "Vacanze da Tiffany" di Francesca Baldacci [Sperling&Kupfer] avete il cuore spezzato.
Il Tiffany è un graziosissimo hotel sulla Riviera delle Palme di proprietà delle pittoresche zie di Angy e che diventa il suo rifugio dopo che il suo fidanzato l'ha lasciata a due mesi dal matrimonio.
L'albergo possiede tutta la magia del famoso film con Audrey Hepburn di cui le zie sono appassionate e che ripropongono insieme ad altri film della stessa epoca per gli affezionati ospiti.
Così come Audrey che crede che da Tiffany non può accadere niente di male, anche Angy si lascia avvolgere totalmente dalla magia del luogo tant…

Non aspettare di finire l'università, di innamorarti...

Non aspettare di finire l’università, di innamorarti, di trovare lavoro, di sposarti, di avere figli, di vederli sistemati, di perdere quei dieci chili, che arrivi il venerdì sera o la domenica mattina, la primavera, l’estate, l’autunno o l’inverno.
Non c’è momento migliore di questo per essere felice. La felicità è un percorso, non una destinazione.
Lavora come se non avessi bisogno di denaro, ama come se non ti avessero mai ferito e balla, come se non ti vedesse nessuno.
Ricordati che la pelle avvizzisce, i capelli diventano bianchi e i giorni diventano anni.
Ma l’importante non cambia: la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito è il piumino che tira via qualsiasi ragnatela.
Dietro ogni traguardo c’è una nuova partenza.
Dietro ogni risultato c’è un’altra sfida.
Finché sei vivo, sentiti vivo.
Vai avanti, anche quando tutti si aspettano che lasci perdere.


Madre Teresa di Calcutta

Quando il titolo di un libro fa impazzire i lettori...

Come si sceglie un libro? E perché veniamo attratti da uno in particolare?
Più e più volte - e su canali più autorevoli di questo - si è discusso dei meccanismi insiti nella scelta di un libro da parte di lettori più o meno assidui.
Io non voglio parlare di teorie scientifiche, delle aree del cervello che si attivano di fronte a certi stimoli  visivi o dei geni del marketing che sarebbero capaci di convincere pure le pietre muschiate.

Io voglio parlare di quei libri che hanno titoli di fronte a cui vi fermate, attivate i neuroni sonnacchiosi che fanno campeggio nella vostra testa, e poi, improvvisamente urlate (anche solo nella vostra testa, eh, non c'è bisogno di dare spettacolo da manicomio...): GENIALE!

***molto spesso ci aggiungo anche una mala parola, ma quella è solo per chi mi sente dal vivo***
Devo confessarlo: ci sono titoli che mi fanno impazzire. 
***letteralmente/letterariamente***
Un piacere per la mente e per la lingua, che snocciola in sequenza le parole messe insiem…

La frenesia in libreria

Non riesco ad immaginarmi mentre intraprendo un viaggio - di qualsiasi lunghezza o natura - senza portare un libro con me. Succedeva quando facevo la pendolare per andare all'università, succede oggi che viaggio per i motivi più diversi.
Ultimamente, ho notato che, prima di partire più che fare la lista delle cose da mettere in valigia, mi segno i libri da comprare all'aeroporto o in stazione. Non so spiegarvi esattamente perché succede, ma arrivo là con la mente in fibrillazione - come del resto mi capita sempre quando entro in libreria - e me ne frego pure se stanno chiamando l'imbarco: io uscirò da lì con i miei libri!
La frenesia che mi coglie in libreria, però, ha un lato negativo che esula da quello economico (che pure è messo a dura prova). Arrivata lì, mi dimentico totalmente della lista razionalmente (?) stilata in precedenza, ed esco da lì sempre con il libro che prima non volevo e che, anzi, non avevo proprio preso in considerazione.
È capitato anche l'altr…

Dove le strade non hanno nome di Angelo Carotenuto

La similitudine è roba per dominatori. Per chi ha avuto corone, scettri e province da amministrare. Ma noi? I dominati, come noi napoletani, non sanno maneggiarla. Perché non prevede l'inchino. A noi dominati si addice il paraustiello. [...] Il paraustiello è un lungo giro intorno alle parole, non ha l'esigenza di un comando. Ha solo un imperativo. Deve lasciare un finale aperto. Il paraustiello è uno strumento tipico non solo del linguaggio napoletano, ma è proprio del pensiero napoletano. A volte si gira attorno ad un punto, si procrastina, e si lascia che decanti fino a che raggiunge il giusto grado di maturità, fino al finale che di solito lascia tutto lo spazio all'immaginazione e, allo stesso tempo, alla cruda realtà.
Ci sono vite costruite sul paraustiello e, non di meno, posseggono anche per questo tutta la varietà della vita che si pregia di chiamarsi tale.

Angelo Carotenuto ha costruito il suo libro "Dove le strade non hanno nome", edito da Ad est dell&#…

Salone del Libro di Torino 2014: ecco perché non ne scriverò...

Ieri è iniziato il 27esimo Salone del Libro di Torino e, fino al 12 maggio, al Lingotto sarà una festa di autori, editori ma, soprattutto - spero - di libri.

Lo scorso anno ho seguito in maniera quasi ossessiva ogni minima iniziativa legata alla manifestazione libraria più importante d'Italia [qui trovate i diversi post].
Quest'anno ho deciso di no.
Perché?

Perché il tema del Salone, quest'anno, è il bene e per fare bene le cose bisogna mettere in campo il 1000x1000 di tutte le proprie capacità e io, non essendo riuscita ad andare fisicamente a Torino nemmeno quest'anno, mi sento di non poter offrire ai lettori di questo blog quello che davvero vorrei, e cioè uno sguardo "altro" su una realtà di cui tutti parlano al momento.

«Non discorsi astratti, ma un'agenda di cose da fare. E da fare bene, al meglio possibile».
Lo dicono nella presentazione del tema e lo penso pure io, ora più che mai.
E quindi. Niente Salone del Libro di Torino 2014.
O meglio, niente…

Un giorno, forse di Lauren Graham

Quando sogniamo o facciamo progetti che sappiamo di non poter realizzare al momento, la prima cosa che pensiamo o diciamo è "Un giorno, forse...", lasciando intendere che continueremo ad accarezzare quel seme fin quando non potremo farlo sbocciare.

Frances Banks - la protagonista di "Un giorno, forse" di Lauren Graham [Sperling & Kupfer] - accarezza da anni il sogno di diventare un'attrice famosa e ogni volta che intravede da lontano quello che vorrebbe essere o avere si ripete, come un mantra, "Un giorno, forse...". Franny si è trasferita a New York dalla provincia americana per cercare di realizzare il suo sogno ad ogni costo, facendo la cameriera per pagare l'affitto e continuando a fare provini per ogni prodotto pubblicitario in circolazione, tutto pur di essere notata da qualche regista e iniziare la vita che ha sempre voluto avere.

Se le cose fossero troppo facili, però, forse non ci sarebbe gusto. E così il destino ce la mette davvero …

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