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Visualizzazione dei post da Giugno, 2014

Un incantevole imprevisto di Marianne Kavanagh

Ci sono momenti in cui ci sembra di avere perfettamente tra le mani la nostra vita e siamo sicuri di avere il controllo su quello che vogliamo, su quello che abbiamo e su quello che avremo domani, su tutto. Fondamentalmente, ci illudiamo.
Sono sempre stata restia a credere nel destino, forse perché troppo figlia di un'epoca in cui chi non ha il controllo di sé e delle proprie azioni è visto come un pazzo o un perdente (a volte tutte e due le cose insieme).
Poi la vita ci pone di fronte a coincidenze, fatti ed eventi che non hanno spiegazione alcuna se non adducendoli a qualcosa che è scritto e che agisce indipendentemente da noi. Che, anzi, resta lì in attesa del momento giusto, l'unico, per entrare in scena.

Accade così che il destino giochi con i personaggi di "Un incantevole imprevisto" di Marianne Kavanagh [Garzanti] tanto che, fin dall'inizio, ho iniziato a pensare: "E ti pareva, oh...!".
Non è possibile, infatti, che due persone che tutti dicono …

Un sol (s) tizio

Solstizio d'estate. Un sol (s) tizio. Un tizio solo. Che può essere uno  o solitario.
L'inizio dell'estate, la stagione che per me è sempre il mare.

Proprio oggi mi è stato fatto un augurio legato al mare.
Ed è lì che ho capito che devo ritornare.

Il mare quello delle onde che non finiscono mai.
Il mare quello delle infinite pesche.
Il mare quello della bellezza e della vita.

Quando mi hanno fatto quell'augurio antico, ho subito pensato all'inquietudine del mare, al suo perpetuo andare, al movimento continuo. Ho pensato che, se il significato fosse stato quello, io allora sono già sulla buona strada, non fosse altro che la mia mente non riposa mai, proprio come lo sciabordio dell'onda che non trova mai pace.

Poi ho capito che quell'auspicio era riferito ad un tempo in cui si guardava al mare per la vita, per la prosperità, per il futuro.
La mia città, quella del cuore, è da là che attingeva ricchezza ed è da lì che si è allontanata, ora che se ne sta impantanata…

Non basta avere una casa per essere una casa editrice...

A volte mi fermo a pensare alle cose che vedo in giro e non capisco. Non capisco se sono io a non aver capito cos'è una casa editrice o se sono gli altri a non avere le idee chiare.
C'è da dire, però, che nel dubbio preferisco non fare guai o, quanto meno, informarmi prima.
In dieci anni di - onorata? - militanza nella carta stampata (e non) mi è capitato di vedere cose che non stanno né in cielo né in terra.  Come ad esempio un tipografo che si improvvisa editore e, dal momento che le riunioni le fa a casa sua, diventa casa editrice [sic!].
Ultimamente, poi, di case editrici - o presunte tali - ne vedo tante, forse troppe. Tanto che, ad un certo punto, mi sono chiesta cosa ci fosse di strano.

Cosa c'è di strano in una casa editrice che, non ti chiede soldi per pubblicare, ma ti chiede di comprare un determinato numero delle copie del tuo libro?
Cosa c'è di strano in una casa editrice che ti chiede di comprare i suoi libri in catalogo per valutare la tua opera inedita …

La ragazza del 6E di A.R. Torre

Svestirsi è un gesto quotidiano. La maggior parte delle donne lo fa automaticamente, senza pensarci. Ma spogliarsi come si deve può diventare un preliminare impareggiabile, una seduzione erotica che spazza via ogni pensiero razionale e lascia l'uomo totalmente alla tua mercé. È un'arte che io padroneggio. Inizia così "La ragazza del 6E" di A.R. Torre, edito da BookMe, il nuovo marchio di narrativa adulta e crossover di DeAgostini, in libreria e in formato ebook dal 17 giugno.

Ora, ditemi, dopo aver letto l'incipit, come potevo io non rimanere irrimediabilmente catturata nella rete di questo libro?
Chi si spoglia è JessRiley 19, ma il corpo è quello di Deanna Madden, bella, sensuale e reclusa in casa da tre anni. Auto reclusa, in realtà, perché Deanna ha scelto volontariamente di non uscire di casa, di non vedere nessuno se non attraverso lo schermo del suo computer perché la sola vista di un essere umano risveglia in lei la sete di sangue.

No, non ci troviamo di …

Mi arrivi come da un sogno di Diego Galdino

Ci sono momenti in cui sembra che vada tutto bene.
C'è quel silenzio fuori così incontrastato che sembra che ci sia silenzio anche dentro.
Tutti i pezzi a posto, il quadro sembra completo, eppure le figure non sono nitide.

Poi ad un tratto qualcosa si muove e la messa a fuoco migliora.

Ci sono sogni che non confessiamo a nessuno.
Ci sono sogni che nemmeno noi sappiamo di sognare, eppure sono quelli i più forti perché crescono senza la luce e senza l'appoggio di nessuno.

"Mi arrivi come da un sogno" di Diego Galdino [Sperling&Kupfer] contiene in sé i sogni dei protagonisti, Lucia e Clark, ma anche il sogno dell'autore di essere uno scrittore.
La storia è di quelle che si leggono tutto d'un fiato e non perché troppo semplici o semplicistiche, ma perché risulta davvero difficile staccarsi dalle pagine del libro.

Lucia parte dalla soleggiata Sicilia per un praticantato in un giornale di Roma. Fare la giornalista sarebbe il suo sogno e il condizionale, purtrop…

A uno sconosciuto di Walt Whitman

Sconosciuto che passi!  non sai con quanto desiderio io ti guardo, tu devi essere colui che io cercavo,  o colei che cercavo (mi arriva come da un sogno), certamente ho vissuto in qualche luogo una vita di gioia con te, tutto è ricordato, mentre passiamo l’uno vicino all’altro, fluido, amorevole, casto, maturo, sei cresciuto con me,  sei stato ragazzo o ragazza con me,  io ho mangiato e dormito con te,  il tuo corpo è diventato qualcosa che non appartiene soltanto a te, né ha lasciato che il mio restasse mio soltanto, mi hai dato il piacere dei tuoi occhi, del tuo volto, della tua carne, mentre io passo,  tu ne prendi in cambio dalla mia barba, dal mio petto, dalle mie mani, non devo parlarti, devo pensarti quando seggo da solo o veglio la notte da solo, devo aspettarti,  non dubito che ti incontrerò ancora, e a questo devo badare,  di non perderti.


Walt Whitman

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