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Visualizzazione dei post da Luglio, 2014

Recensioni negative e commenti acidi. Quanto serve essere cattivi in rete?

In giro ci sono recensioni e commenti che fanno accapponare la pelle.
Mi è capitato di leggere il bombardamento che Pippo Russo di Satisfiction ha fatto piovere addosso ad Anna Premoli e, ad un certo punto, quando l'autore del pezzo si mette a demolire i sostantivi, gli aggettivi, i verbi, le coniugazioni, la punteggiatura, la trama, i personaggi e la stessa Premoli, mi sono chiesta che senso avesse.

***lo stesso Pippo Russo ora è impegnato nella demolizione a puntate di Chiara Gamberale***

Mi sono chiesta che senso ha infierire così minuziosamente, preoccupandosi di giustificare fin nel dettaglio più puntiglioso i motivi di tale violenza?
Perché un giornalista/critico/recensore/intellettuale, trovandosi di fronte ad un testo che, per un motivo o per un altro, gli ha scatenato un odio così profondo e radicato, non trova altro modo di scrivere di quel testo se non vomitando sulla tastiera tutta la sua negatività?
Ancora adesso non riesco a trovare una risposta.

Grazie a questo blog…

Aspettami tra i fiori del caffè di Silvia Di Natale

A volte mi innamoro dei titoli dei libri.  È successo così con "Aspettami tra i fiori del caffè" di Silvia Di Natale [Piemme]. Lo sentivo aleggiare un po' dappertutto e così ho ceduto.
Il libro è un diario del viaggio di Elena a Taramà (località inventata che ricorda Tamarà), in Colombia, per far sposare l'Oro Puro - il caffè della torrefazione italiana di famiglia - con l'Oro di Taramà, il prodotto caffeario colombiano rappresentato da Fernando, il presidente della cooperativa dei cafeteros ospiti ad una fiera del settore in Italia.
Elena, dal primo sguardo, sa che Fernando, oltre al caffè, in Colombia, le farà conoscere una realtà ben più profonda e indimenticabile di un contratto di collaborazione.

Il diario inizia con la premessa che si tratterà della narrazione dei sette giorni trascorsi sulle Ande, ma a leggerli, sembrano molti di più.
Ben presto, infatti, la scrittura della Di Natale si discosta dal caffè e dei fiori del caffè non si parla se non in una c…

We are family... ma non su Facebook!

Essere presente su tutti i social network, postare, commentare, mipiacciare, etc...  Tutto, tranne aggiungere i parenti su Facebook.
All'inizio, quando mi sono iscritta, ero piena dello spirito facebookiano di ritrovare chi avevo perso lungo la strada, di tenere i contatti con i parenti lontani e di sentire più spesso quelli vicini, di incontrare di nuovo i compagni di scuola e i colleghi universitari. Insomma, tutto molto bello.
La realtà, però, si è rivelata diversa da quello che immaginavo: se aggiungi un/a cugino/a figlio/a di un/a zio/a a cui non racconteresti mai vita, morte, miracoli, flirt e festini a cui vai, tanto vale che metti una croce sopra alla tua riservatezza. Esistono filtri, restrizioni, etc... Ora, all'inizio, molto meno. Con risultati che vanno dalla discussione che inizia con: "Ma tuo/a figlio/a si è fidanzato/a e tu non dici niente?!" alla lite con tutti i crismi che si tramanderà di padre in figlio fino alla distruzione della stirpe maledetta…

Caccia al ladro. E ogni volta io mi innamoro di Cary Grant...

Io amo i film che hanno in sé quell'aura di felicità d'altri tempi. E "Caccia al ladro" rientra perfettamente nella categoria.
***oggi pomeriggio lo stavano passando in tv e non ho saputo resistere***
Il film del 1955 è firmato da Alfred Hitchcock e ha per protagonisti Cary Grant e Grace Kelly che, in occasione delle riprese nel Principato di Monaco, conobbe il principe Ranieri che poi sarebbe diventato suo marito.
La trama unisce magistralmente la suspense del giallo al glamour del cinema americano di quell'epoca, con location fantastiche, abiti da sogno e attori che, dalle comparse ai protagonisti, hanno una bellezza abbagliante.
E poi c'è Cary Grant.
È da quando ero una bambinetta che mi incantavo davanti alla tv ogni volta che passava un suo film. Certamente non sono io quella che può parlare della sua eleganza, del suo fascino, della sua bravura perché fior fiore di esperti hanno già detto e scritto tutto quello che c'era da dire e da scrivere.
Per m…

Donne mie di Dacia Maraini

Donne mie illudenti e illuse che frequentate le università liberali, imparate latino, greco, storia, matematica, filosofia; nessuno però vi insegna ad essere orgogliose, sicure, feroci, impavide.

A che vi serve la storia se vi insegna che il soggetto unto e bisunto dall’olio di Dio è l’uomo e la donna è l’oggetto passivo di tutti i tempi? A che vi serve il latino e il greco se poi piantate tutto in asso per andare a servire quell’unico marito adorato che ha bisogno di voi come di una mamma?

Donne mie impaurite di apparire poco femminili, subendo le minacce ricattatorie dei vostri uomini, donne che rifuggite da ogni rivendicazione per fiacchezza di cuore e stoltezza ereditaria e bontà candida e onesta. Preferirei morire piuttosto che chiedere a voce alta i vostri diritti calpestati mille volte sotto le scarpe.

Donne mie che siete pigre, angosciate, impaurite, sappiate che se volete diventare persone e non oggetti, dovete fare subito una guerra dolorosa e gioiosa, non contro gli uomini…

Premio Strega 2014: Francesco Piccolo vince la 68esima edizione con "Il desiderio di essere come tutti"

Francesco Piccolo ha vinto il 68esimo Premio Strega con "Il desiderio di essere come tutti" (Einaudi).
Al secondo posto Antonio Scurati con "Il padre infedele" (Bompiani) e soli cinque voti di differenza dal vincitore (140 a 135), dopo che, nel 2009, arrivò ancora una volta secondo - e per un solo voto! - dal vincitore Tiziano Scarpa. Terzo classificato, a sorpresa, Antonio Pecoraro con il suo "La vita in tempo di pace" (Ponte alle Grazie), seguito da Giuseppe Catozzella - vincitore anche del primo Premio Strega Giovani - con "Non dirmi che hai paura" (Feltrinelli) e da Antonella Cilento e "Lisario o il piacere infinito delle donne" (Mondadori).

Facciamo finta che nessuno sappia degli equilibri tra le case editrici che tirano le fila del più prestigioso premio letterario italiano. Facciamo finta che tutti abbiano letto e riflettuto sui libri in concorso e abbiano votato per quelli che ritengono i migliori [o almeno, così dice un giudic…

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