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Quando amiamo lo scrittore e non stimiamo l'uomo...

Invece di scrivere su Facebook, in alcuni casi gli scrittori farebbero bene a ritornare alla macchina da scrivere... [foto: fonte]
Fin da quando andavo a scuola, ho sempre trovato più semplice imparare le vite e le opere di scrittori che avessero qualcosa di particolare.
Nell'amato (e per alcuni, odiato) Ferroni - opera omnia e imprescindibile sulla storia della letteratura italiana - le parti che più sottolineavo erano quelle delle biografie, dettagli che avevano portato l'autore a comporre un determinato tipo di opera, come se non ne potesse fare a meno, visto la vita che aveva condotto o quello che gli era successo.

In quelle parentesi di accenni - che gli altri nemmeno notavano - tra la vita e l'opera, si annidava la mia simpatia o il mio astio, ed entrambi i sentimenti mi portavano ad avvicinarmi alle opere e a non dimenticarle così facilmente

Ora mi capita la stessa cosa.
Odio profondamente quelle biografie in tre righe, stampate sull'aletta del libro, magari accompagnata da una foto che potrebbe essere benissimo presa da internet tanto è comune e anonima.
"Vive in Alaska con la moglie e il figlio. Ama i cani"."La sua vita si divide tra la famiglia e la scrittura e nel tempo libero osserva i campi dell'Alabama".
Se leggo in libreria una cosa del genere, sono capace di posare il libro e non voler mai più sentirne parlare. È capitato, potrebbe capitare ancora.

In rete si trova di tutto su alcuni autori, dal modo in cui prendono il caffè la mattina a quante tazze bevono durante il giorno e quanto ciò abbia influito sulla loro scrittura, passando per i loro viaggi, il colore preferito e le curiosità più assurde e, per alcuni, insignificanti. Non per me.
Conoscere i dettagli della vita dell'autore di cui sto leggendo l'opera contribuisce a renderlo più vicino a me. Magari in quei dettagli e in quelle manie mi riconosco pure!
Con gli autori contemporanei le cose cambiano. Amo incontrare gli scrittori dal vivo, mi piace scoprirne la voce, il modo in cui muovono le mani, o con quanta sincerità sorridono ai lettori che si avvicinano per una foto o un autografo.
Coi social network, la distanza tra lettori e scrittori si azzera e quotidianamente si hanno contatti con i propri idoli letterari (per favore, ditemi che anche voi avete degli idoli letterari! Non lasciatemi qui sola sul limite tra la groupie letteraria e la nerd senza via di conversione...).
Cosa succede, però, se l'autore di cui amiamo incondizionatamente le opere, sui social è antipatico, sgradevole, scorretto e, in una parola, stronzo?

Ci riflettevo da un po' poi ho letto questo articolo in cui la giornalista confessa di non aver avuto voglia di leggere il secondo libro di una nota serie perché l'autrice su Facebook è irritante e offensiva nei confronti dei suoi stessi lettori. È vero che in rete gira gente noiosa e fastidiosa, ma una risposta del tipo "ho cose più importanti che leggere i vostri commenti e rispondere a tutte le cose senza senso che scrivete" mi sembra un po' esagerato.
Si sconfina nella mancanza di professionalità e, dal momento che la professione di uno scrittore si esplica nei suoi libri, diciamo che passa la voglia di avere a che fare "professionalmente" con chi si comporta così.

Ha fatto molto discutere il caso di Jeanette Winterson quando l'anno scorso la scrittrice ha postato su Twitter le foto di un coniglio ucciso, scuoiato e poi cucinato. Per la cronaca, pare che il coniglio le avesse rovinato il giardino e lei si è fatta giustizia da sola. Immediata la risposta dei lettori: "Non leggeremo più una sola parola scritta da te".
Il problema non è la crudeltà (che pure non è in discussione, secondo me...), ma la comunicazione via social, che mostra ai lettori il lato umano (o disumano) di qualcuno che, fino a quel momento, pensavano di conoscere bene attraverso le sue parole stampate nero su bianco.

A me succede di non sopportare le querelle a cui partecipano gli scrittori che seguo su Facebook o Twitter. Mi capita che autori di cui amo gli scritti, sui social, mi ispirino una sana e piena antipatia dovuta alle risposte che danno ai lettori o anche ad altri scrittori o personaggi noti.

Che succede, allora? Non leggo più i loro libri?
Finora non è successo, o meglio, non ancora.
Però la stima cala e, trattandosi di persone le cui parole vanno a nutrire la mia anima, credo che il passo dall'evitarle sia sempre più breve.

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